E pensare che Monti, nel giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi ha parlato di equità. A quest’ora il deputato-indagato Nicola Cosentino, su cui pende un mandato d’arresto della direzione antimafia di Napoli per essere colluso con gli ambienti mafiosi casalesi, starà brindando assieme ai suoi colleghi per averla fatta franca.
Ebbene si. Anche questa volta un politico, addirittura sottosegretario all’economia durante l’ultimo governo Berlusconi, evita il carcere grazie all’immunità parlamentare. Quindi il concetto di equità di cui parlava il professor Monti è circoscritto solo alla “povera gente” che non ha né santi in paradiso né un posto da deputato alla camera.
La camera dei deputati, con voto segreto e chissà perché, ha negato la richiesta d’arresto con 309 voti contrari. Anche quello che offende il presidente della Repubblica Napolitano apostrofandolo con il vecchio, logoro e ormai stancante appellativo di terrone, che fa sempre la morale a questo o a quello, che è stufo di Roma ladrona ma non dei soldi che riceve dalla stessa città che lui denigra in continuazione, ha espresso parere contrario all’arresto. Guai a mettersi contro il padrone. E se poi capitasse ad uno dei suoi? Potrà sempre ricordargli quanti dei suoi sono stati salvati grazie anche all’aiuto leghista.
È forse questo il concetto.
Non potranno mai, salvo casi clamorosi, dare la possibilità alla magistratura di fare il proprio corso e di mettere le mani su un componente della cricca. Fa comodo a tutti. Evidentemente anche il resto del parlamento, o almeno coloro che si sono espressi in maniera contraria all’arresto, ha i propri interessi.
È il caso di riportare una frase del giudice Paolo Borsellino, vittima della mafia ma non solo, che è l’emblema di quello che è oggi la situazione attuale: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d'accordo".
Non servono altre parole per esprimere altri concetti.